Gli oracoli di Anatole France
| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 27, p. 9 | ||
| Data: | 29 maggio 1904 |

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Ringraziamo gli Dei! Anatole France ha preso a proteggere l'Italia e ad illuminare gli Italiani. Ogni anno, ormai, egli scende, colla sua femmina, all'alma Roma e la sua camera non è chiusa, alla benevola curiosità dei giornalisti radicali, popolari, democratici, socialisti ecc. Questi signori sono cosi buoni da riportarci le sue parole, pietosamente tradotte in italiano ad uso dei lavoratori ignari di francese, e così in pochi giorni abbiamo avuta la fortuna di udire l'opinione dell'autore del Jardin d'Epicure sopra la Russia, il Giappone, il pericolo bianco, il pericolo giallo, gli Stati Uniti, Guglielmo di Germania, Traiano imperatore, Pio X, il Concordato, l'amicizia franco-italiana, Meline e Leone XIII...
È andato infatti da Anatole France, il Conte Ottavio ovverosia Florindo, ovverosia Ugo Ojetti, il quale ha chiesto all'illustre scrittore la sua opinione sull'affare del giorno, sulla guerra russo-giapponese. E pare incredibile che ci sian volute due persone d'ingegno, una celebre in tutta l'Europa, l'altra celebre in quasi tutta l'Italia per mettere insieme tante corbellerie.
Il France naturalmente è per i Giapponesi. Egli è antirusso e deplora le nostre imprese cinesi. Se verranno í gialli, ha detto, non sarà che la restituzione dell'invasione bianca in Estremo Oriente. Noi siamo quasi d'accordo coll'illustre scrittore soltanto non comprendiamo come la barbarie gialla gli sia più simpatica della barbarie bianca. Noi siamo dei barbari, sta bene, ma i cinesi e i giapponesi non sono meno barbari di noi e finchè potremo imporre la nostra barbarie alla loro non vedo che cosa ci perda il mondo. A noi bianchi, intanto, conviene, e finché saremo tanto potenti da starcene in Cina ci staremo. Al disopra dei saccheggi e delle crudeltà di un Modugno, ci sono, illustre signor France, delle cose assai più importasti per la vita delle nazioni. C'è il bisogno di espansione, cioè il bisogno di conquistarsi dei mercati per vendere delle merci fabbricate da quegli operai ai quali pensate tanto nella vostra cameretta di sognatore. Quanto maggiore sarebbe la miseria in Europa se questa non avesse trovato da smaltire la sua produzione nei paesi lontani!
La politica, signor France, non è un romanzetto da vendere a Calmann Levy o un articolo per il vostro amico Jaurès. Quando da beneclictin narquois siete divenuto un politicante socialistoide avete conservato la leggerezza del novelliere ma avete perduta quella dolce ironia del filosofo che ví faceva sorridere dei sogni degli uomini e delle incoscienze dei fanatici.
In ogni modo noi Italiani non abbiamo bisogno delle chiacchiere di Anatole France. Ne abbiamo abbastanza anche noi di letterati paciaioli, russofobi, e antíclericali. Noi italiani rileggiamo volentieri la Rotisserie de la Reine Pedauque ma ci permettiamo di ridere allegramente quando Monsieur Bergeret cala a Roma a ripeterci i predicozzi del bloc.
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